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Lodovico Scocca ancora una volta stupisce e appassiona non solo tutti quelli che lo conoscono ma anche chi per la prima volta si trova a contatto con uno dei suoi lavori; si è finalmente arrivati alla pubblicazione del testo Buonalbergo: dialetto e lingua italiana al quale da anni sta lavorando, sia in ricerca che in confronti e codificazione. E', comunque, un lavoro che non finirà mai perchè troppe sono le sfumature, le particolarità, le differenze tra i luoghi del territorio, ed è un lavoro per tutti ma anche di tutti. E' di tutti non solo nel senso della proprietà ma più che altro nel senso dell' appartenenza. Appartenere alla terra di Buonalbergo, da sempre piena di contraddizioni e da sempre in caduta libera verso il basso, ma pur sempre viva, significa essere pieni di contraddizioni, in caduta libera verso il basso ma sempre vivi!
Un lavoro che chiede la collaborazione a tutti per tentare di codificare, come una grammatica, il dialetto di Buonalbergo.
Il testo è reperibile presso il Gruppo Teatrale di Buonalbergo e presso la libreria Masone di Benevento.
Sabato, 17 maggio 2008, alla Chiesa del Carmine di Buonalbergo, il Gruppo Teatrale di Buonalbergo ha organizzato, nell’ambito delle manifestazioni legate a “La conservazione della memoria”, la presentazione del libro di Lodovico Scocca, medico in Roma, cultore del dialetto del paese natìo, Buonalbergo, in provincia di Benevento, e di tutto quello che è tradizione popolare legata alla sua terra.
Ha introdotto la serata la Prof.ssa Mirella Bocchicchio , del Gruppo Teatrale di Buonalbergo, presentando il Programma annuale del Gruppo, anche quest'anno ricco di argomenti. A breve, il 22 di giugno del 2008, sarà riproposta La Giara, a San Giorgio la Molara; in preparazione per l'estate, a Buonalbergo, c'è Rumors, commedia moderna di Neil Simon; la collaborazione con la neonata Associazione Etnofestival vedrà delle pieces teatrali e delle mostre di pittura nei tre giorni, 9, 10 e 11 agosto, alla Fontana del Lombardo; si spera anche di riuscire a preparare, per il Natale di quest'anno, Natale in casa Cupiello, di Eduardo.
Il coordinatore dell’incontro è stato il Prof Eugenio Fizzotti, Docente Ordinario di Psicologia della religione alla Facoltà di Scienze dell'Educazione dell'Università Pontificia Salesiana.
La presenza della Dott.ssa Marina Mupo, Dirigente dell’Istituto Comprensivo di Buonalbergo, ha garantito la volontà della scuola ad una sempre più viva partecipazione e integrazione tra la scuola stessa e il territorio sulla quale essa insiste.
Ospite gradito e competente, il Prof. Remo Bracchi, Docente Ordinario di Glottologia alla Facoltà di Lettere cristiane e classiche dell'Università Pontificia Salesiana. ha chiosato la conversazione catturando l'attenzione del pubblico presente in sala e lasciandolo a bocca aperta dal piacere.
Naturalmente l’autore, Lodovico Scocca, ha illustrato la sua ricerca, ricordando le ragioni che lo hanno spinto, i sistemi utilizzati e le tante varianti in corso d'opera. Ha anche dato sfoggio di recitazione, leggendo alcuni dei "Cuntarielli" contenuti nel testo e di canto con alcune canzoni di sua composizione (il Blues buonalberghese, una raccolta di proverbi popolari messi in musica) e con la Tarantella di Buonalbergo il cui testo è stato composto da suo padre, Raffaele Scocca.
La conversazione è stata anche animata da canti e letture popolari locali, curate dal Gruppo Teatrale di Buonalbergo.
Dalla Presentazione del libro:
Ogni popolo, per considerarsi civile, ha il dovere di affondare le proprie radici nel passato e di tramandare ai posteri gli usi e i costumi, le tradizioni che gli appartengono e che sono manifestazione di una cultura antica che si è originata dal dolore, dai sacrifici, dalle lotte per la sopravvivenza che i nostri predecessori hanno dovuto affrontare per creare ai loro figli e ai figli dei loro figli e questi ancora ai loro figli e via così per generazioni, un avvenire diverso, sempre migliore, per far vivere loro una vita più agiata e più serena.
E parte, di questa cultura antica, è la lingua, mezzo di espressione e di comunicazione di ogni popolo e di ogni civiltà, sia essa borghese che contadina.
Il linguaggio non è un prodotto statico della cultura di un popolo ma un prodotto dinamico, in quanto risente delle influenze del periodo di cui diventa espressione attiva di comunicazione. Nel passato, a causa delle difficoltà ad instaurare rapporti con i paesi o le città vicine, per mancanza di efficienti mezzi di comunicazione, la lingua era difficilmente interessata da neologismi; essa veniva parlata nel ristretto centro cittadino e nelle campagne vicine, pertanto, veniva tramandata alle generazioni successive senza modificazioni. Oggi invece, risente, purtroppo in maniera travolgente, della facilità di contatti con le zone circostanti e le regioni più o meno vicine, nonché dell'enorme influsso che hanno avuto, su tutto il mondo moderno, la televisione, i mezzi di comunicazione sociale e la campagna mondiale di lotta all'analfabetismo. In questo modo il linguaggio, inteso sia come mezzo di espressione di una nazione, sia come idioma dialettale, è andato sempre più mutando, arricchendosi di nuove forme espressive e vocaboli che hanno inquinato l'essenza pura dei dialetti, contribuendo a modernizzarli ma nello stesso tempo a modificare espressioni, a sostituire parole, accenti caratteristici di un modo di parlare che lentamente va perdendosi nella sua più intima purezza e caratteristica espressiva. .
E' in seguito a queste mutate condizioni sociali, economiche, politiche, e quindi culturali, che nasce il desiderio di ritorno al passato, alla ricerca delle proprie radici e di quel modo di parlare semplice, spontaneo, ricco ed espressivo che è il linguaggio dei nostri Padri, dei nostri Nonni, della nostra terra di Buonalbergo, dove anni fa si potevano contare le stelle, sentire il fruscìo del battito d'ali degli insetti, il cinguettare degli uccelli, il muoversi delle foglie degli alberi al minimo soffiare del vento, il calpestìo dei selciati nei vicoli stretti, il rumore dei ferri della nonna che preparava le maglie di lana per l'inverno, il lento cadere dei fiocchi di neve, il profumo del pane che usciva dai forni, del mosto che saliva dalle cantine, dell'acre odore del fumo dei camini.
… E pensando a questo mondo passato, eppur recente , la malinconia mi assale struggente e un nodo mi stringe la gola anche al pensiero di gente che non c'è più: persone care e amici con i quali abbiamo condiviso i rumori, i sapori, i colori di questa meravigliosa nostra terra che tanto più è cara e si apprezza quanto più se ne è lontani.
So che il compito che mi accingo a svolgere non è semplice e certamente sarà carente in molte cose, visto che si tratta di una prima stesura e di un argomento molto particolare, di linguistica, trattato da chi si occupa di problemi totalmente diversi. Sarebbe comunque molto bello se, l'amore dei buonalberghesi per la nostra lingua, portasse molti altri contributi necessari a perfezionarla e a renderla più completa nella sua definizione strutturale. Ma il tempo stringe perché sappiamo tutti, noi di una certa età, che il modo di parlare delle nuove generazioni si allontana sempre più dal dialetto originale; pertanto se non si codificano certe regole, se non si tramandano certi suoni, se non si conservano certe espressioni, se non si creano delle opportunità di confronto, le caratteristiche tipiche del nostro dialetto andranno irrimediabilmente perdute.
Perdere tutto ciò vuol dire perdere la propria identità, la propria cultura, le proprie radici; e un popolo senza radici perde la sua unità e la sua integrità e quindi la sua civiltà. Ecco perché ogni dialetto, affermatosi lentamente nel corso dei secoli e che, perciò, è lo specchio delle varie civiltà che si sono succedute su un territorio, costituisce una conquista evolutiva che va codificata, affermata e difesa prima che sia troppo tardi.
Tutto quello che riuscirò a fare, sarà solamente un Atto d'Amore e di riconoscenza verso la terra che mi ha generato e che, pur lasciando con dolore da bambino per pensare al mio domani, mio Padre e mia Madre mi hanno insegnato di continuo ad amare.
Lodovico Scocca
Roma, 14 Settembre 1995
Da " Il Mattino" di giovedi, 22 maggio 2008
Costume e Società, pag.43.
Scocca, grammatica buonalberghese
Ecco il federalismo delle radici. Prove tecniche che si susseguono da tempo, una metafora di quello che significa diversità nella complessa unità, che possono portare a un crescente sforzo delle comunità locali nell'approfondire usi e costumi, ma ancora meglio la grammatica. A Buonalbergo l'operazione assume carattere di scientificità, un punto di riferimento per le altre realtà locali.
Lodovico Scocca con Buonalbergo: dialetto e lingua italiana. Divergenze e similitudini traccia la strada. Che viene da lontano e rappresenta una guida sui percorsi futuri che altri vorranno attraversare.
La ricerca dello studioso parte dalla storia del territorio per accertare e chiarire che la conservazione della lingua, dunque del dialetto, era garantita dal fatto che lo spostamento delle persone era circoscritto a territori contermini e ricadenti nello stesso panorama culturale. Il dialetto si tramandava per il fatto stesso che la lingua era l'unico strumento di comunicazione. Poi le trasformazioni sociali hanno reso molto più articolato il sistema della comunicazione. La lingua e il dialetto solo strumenti di un complesso di opportunità per meglio entrare nei vari mondi. Scocca, con la sua Grammatica del buonalberghese rende un servizio alla cultura sannita di cui bisogna essere grati. L'impegno è totale, il suo, infatti, non è un semplice dizionario delle parole, ma lo studio della struttura delle stesse.
Nella Chiesa del Carmine, il Gruppo Teatrale di Buonalbergo, nell'ambito dellle manifestazioni legate a La consevazione della memoria , ha presentato il libro davanti a una folla di concittadini e di appassionati di tradizioni locali.
Molti e preziosi i contributi che gli esperti che hanno offerto per introdurre la lettura del lavolro di Scocca. Ma protagonista assoluto è stato l'autore che ha illustrato i passaggi salienti della ricerca. La conversazione è stata animata da canti e letture popolari locali, curate dal Gruppo Teatarle di Buonalbergo.
Da Il Sannio Quotidiano.
Fortore: Presentato il libro «Buonalbergo, dialetto e lingua italiana - divergenze e similitudini
Pubblicato il 23-05-2008 |
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di Valeria Leone
“…Chi lassa la via vecchia pe’ la nova sape quello che lassa e non sape che trova…” con questo tormentone ripetuto più volte all’interno del blues buonalberghese, una sequela ritmata di proverbi dialettali eseguita coinvolgendo tutta la sala gremita dell’Auditorium del Carmine di Buonalbergo, Lodovico Scocca, eclettico medico-studioso-autore, di radicate origini buonalberghesi, ha in un certo senso compendiato il senso dell’opera che ha presentato sabato sera: “Buonalbergo, dialetto e lingua italiana-divergenze e similitudini”.
La via vecchia è costellata di tradizioni, usi, costumi e idiomi da conservare, la via nuova è quella ignota che porta al futuro e può diventare meno malsicura se ognuno ha salda dentro di sé la memoria di quello “che lassa” guardando dritto verso “quello che trova”.
È questo il filo rosso che ha accomunato gli interventi dell’autore, del professor Remo Bracchi, docente ordinario di Glottologia alla Facoltà di Lettere cristiane e classiche dell’Università Pontificia Salesiana e della dottoressa Marina Mupo, intervenuta in qualità di dirigente dell’Istituto Comprensivo Statale di scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di Buonalbergo, moderati ed intervistati dal professor Eugenio Frizzotti, docente ordinario di Psicologia della Religione alla Facoltà di Scienze dell’Educazione presso l’Università Pontificia Salesiana.
La serata è stata piacevole e non accademica o formale, come l’argomento avrebbe potuto suggerire, trattandosi prevalentemente di una grammatica, quindi di un libro di linguistica.
Il Gruppo Teatrale di Buonalbergo, che ha curato l’evento, ha intervallato i momenti più teorici ed eruditi con intermezzi musicali, proponendo antichi stornelli buonalberghesi, ed ha aperto la serata con una scenetta in dialetto buonalberghese nella quale si sono cimentati buonalberghesi doc: Francesco Formato, anche detto Checchino, la signora Giuseppa Treppiedi, meglio conosciuta come Peppinella, la piccola Donatella Formato, Mariateresa Di Giulio ed Agnese Marinaro che ha indossato un antico abito matrimoniale buonalberghese.
“L’opera che presento stasera è stata partorita oggi, ma ha avuto una lunga gestazione - ha affermato Lodovico Scocca -, e ad essa hanno collaborato più menti, più idee e più mani che mi hanno coadiuvato nella stesura e nelle scelte di impostazione, permettendomi di trovare il giusto equilibrio tra le sezioni prettamente dedicate alla grammatica e brevi testi scritti in lingua dialettale, che raccontano antichi “cuntarielli”, storielle buonalberghesi, in modo da alleggerire il contenuto. Il volume è poi impreziosito dai disegni di Bruno Schmidt che raffigurano scorci del centro storico locale”.
Si tratta di un’opera in qualche modo sperimentale, nata sull’onda di studi protrattisi per anni e frutto di un amore viscerale per una terra della quale è necessario trattenere le tradizioni affinché non si perdano nella sola trasmissione orale. Un’opera che propone spunti e confronti tra dialetto buonalberghese e lingua italiana, tenendo conto degli influssi e intrecci tipici delle lingue indoeuropee, aspetto, questo, sul quale si è maggiormente soffermato il professor Bracchi, in qualità di glottologo.
Non esistono testi dedicati sistematicamente al dialetto buonalberghese e per questo l’opera di Lodovico Scocca “è utile ed importante per gli alunni della scuola buonalberghese, che potranno usufruire di tale testo per studiare la lingua dei loro antenati seguendo un metodo, perché è fondamentale possedere gli strumenti per conoscere il territorio, così da avere la piena consapevolezza delle proprie origini” ha affermato la dirigente Mupo che ha già preannunciato un progetto in tal senso da proporre agli alunni dell’Istituto Comprensivo di Buonalbergo.
A 14 anni dalla scomparsa del professor Raffalele Scocca, padre dell’autore e appassionato studioso di tutto ciò che riguarda Buonalbergo, questo libro si pone sulla scia degli studi da egli condotti sul piccolo paese sannita. “Buonalbergo, dialetto e lingua italiana” è un libro che immortala e trattiene, ma contemporaneamente resta aperto ad ulteriori spunti e suggerimenti per essere da stimolo a chi desidera condividere il proprio bagaglio di conoscenze rendendo un utile servizio alla comunità…di ieri…di oggi…di domani.
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