Siti archeologici a Buonalbergo

 

La Taverna di Monte Chiodo

Sull Tratturo Pescasseroli - Candela

 

 

Datazione: Antecedente al 1650 (Prima citazione)

Condizione giuridica: Privato

Proprietario: Privato

Vincolato: Si

Provvedimento: Bene soggetto all'art.4 della legge 1 giugno 1939 n° 1089 e Regolamento approvato con Regio Decreto 30 gennaio 1913 n° 363.

Vincolato con Decreto Ministeriale numero 30 del 9 maggio 2002.

Stato: Restaurata

Ubicazione: Regio Tratturo Pescasseroli - Candela (Buonalbergo)

Documentazione: Ministero per i beni culturali ed ambientali Ufficio centrale per i Beni A.A.A.S. Istituto centrale per il catalogo e la documentazione Soprintendenza per i Beni A.A.A.S per le Province di Caserta e Benevento- CASERTA

 

 

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Gli scritti che seguono vogliono essere degli spunti per i ragazzi delle scuole e per gli amanti della ricerca, per conoscere il territorio di Buonalbergo ed apprezzarlo e amarlo con maggiore cognizione.

 

PRIMA PARTE

La Taverna di Monte Chiodo costituisce un episodio a noi pervenuto quasi privo di manomissioni, integro nelle sue forme originali.

Si trova sul Regio Tratturo Pescasseroli-Candela.

Il Tratturo Pescasseroli-Candela proveniente a Ovest da San Giorgio La Molara, attraversa il territorio di Buonalbergo trasversalmente e continua in quello di Casalbore, a Est, attraversando il paese e passando sotto la Torre Normanna; percorsa quindi la sella di Ariano, costeggia le valli del Cervaro, del Carapelle, risale,infine a Candela.

Il Tratturo, che parte da Pescasseroli in Abbruzzo, è lungo circa 212 chilopmetri e largo, nei punti dove è interamente conservato, circa 60 metri. Geograficamente segue, da nord a sud lo spartiacque tirrenico-adriatico assecondando la natura e la morfologia dei luoghi che, insieme alla presenza dell'acqua , ne hanno determinato lo sviluppo del suo tracciato.

 

 

Il Tratturo non serviva solamente al trasferimento stagionale di pecore ed uomini dalle zone montane dell'Abbruzzo verso la pianura costiera, nelle Puglie, e viceversa, ma, come dimostrano le innumerevoli e recenti scoperte archeologiche lungo il suo tracciato, rappresentava, già in età preromana, la più diretta e agevole via di comunicazione, da Sud a Nord tra il Sannio meridionale (Puglia, Lucania, Campania) e il Sannio Centrale (Molie, Abbruzzo) .

In età romana gran parte di questi percorsi (essendo ager publicus), vennero utilizzati, del tutto o in gran parte, per la costruzione di strade. In particolare, lo studioso Wisemann. ipotizza l'identità di buona parte del Tratturo Pescasseroli-Candela con la Via Minucia, che giungeva a Benevento attraverso il Tratturello Sepino-Benevento (G. Gangemi). Da Benevento il il percorso proseguiva lungo la via Traiana che, partendo dall'Arco omonimo ed attraversato il Calore con Ponte Valentino, saliva a Nord-Est verso la Valle del Miscano. Attraversato il Ponte dei Latroni, il Ponte San Marco, il Ponte delle Chianchee, il fiume Miscano col Ponte Santo Spirito, arrivava ad Equum Tuticum (l'attuale contrada Sant'Eleuterio tra Castelfranco in Miscano ed Ariano Irpino). Di qui scendeva verso Troia (Aecae) e, attraversando le città di Ordona, Canosa, Ruvo, Bitonto, Bari, Egnatia, giungeva, infine , a Brindisi.

 

A proposito di questo tracciato, lo Strabone osservava che da Brindisi due strade conducevanoa Roma "...una che si può percorrere soltanto con i muli attraverso i Peucezi che chiamano Pediculi, i Dauni, i Sanniti fino a Benevento, l'altra che passa per Taranto, deviando un poco verso sinistra ed è più adatta al passaggio dei carri .. "(Strabone).

La prima è, dunque la Via Traiana, la seconda evidentemenete la Via Appia.

"Ne consegue, osserva la splendida dottoressa Cangemi, che nel tratto da Equum Tuticum ai margini della conca beneventana, la Via Traiana non potesse dappertutto venire a coincidere con la mulattiera descritta da Strabone; quest'ultima, infatti, doveva avere un tracciato più a monte. Verrebbe così a coincidere con il percorso di quell'antichissimo Tratturo, proveniente da Candela, nel tratto in cui, all'altezza del Ponte Santo Spirito, saliva più a monte della Via Traiana, a nord dell'attuale centro di Casalbore e, attraversato il vallone di Santo Spirito, raggiungeva il territorio a monte di Buonalbergo, sotto Monte Chiodo, dove il tracciato, peraltro ricco di sorgenti, è tuttora percorribile"


 

All'interno di tale sistema viario, dunque, è sorta la nostra Taverna, per la quale non è stato possibile risalire ad una data precisa di fondazione. Tuttavia, dall'analisi del manufatto e del sito nonchè dalle fonti bibliografiche, cartografiche e d'archivio, si è giunti a formulare alcune ipotesi.

Dal Catalogo dei Baroni, il primo che abbia posseduto Buonalbergo a titolo di feudo è stato il Conte Ruggiero , ai tempi di Guglielmo il Buono; nei vari passaggi di proprietà, poi, troviamo sempre accoppiato al Feudo di Buonalbergo quello di Montechiuovi . Non riportiamo tutta la sequenza di dei proprietari, ricordiamo solo Giovan Battista Spinelli che fece incidere su due frammenti di una lapide romana, deturpandola, trovata presso il Ponte delle Chianche, le tariffe del pedaggio che si esigeva agli ingressi del Feudo: una in contrada Tavernola, presso il fiume Miscano dove ancora si trova e fa da soglia ad una porta e l'altra presso Monte Chiodo che non si trova .

Tale circostanza conferma l'esistenza, già agli inizi del 1600, di una costruzione dove veniva riscosso il pedaggio e dove veniva fornito il servizio di ristoro a coloro che, durante la transumanza, erano costretti a passare di lì.

 

Il più antico documento sulla Taverna di Monte Chiodo è fornito da una relazione della Reintegra ordinata da Filippo IV al reggente Capecelatro (1650) in cui essa è citata; in questa occasione furono fatte le prime piante dei Tratturi, delle quali quella riportante il tratto su cui insiste la Taverna non è stato rinvenuto.

Nel 1727 la Terra di Buonalbergo ed i Feudi Montechiuovi e Montemalo furono venduti da Ippolita Spinello (ultima erede di quella famiglia) a Baldassarre Coscia, duca di Paduli, per duemila ducati.

Nella rivela del 1743 relativa ai Forastieri e Bonatenenti di Buonalbergo, sono riportati i beni del Duca di Paduli, Baldassarre Coscia, tra i quli sono "...La Taverna col passo in Montechiodo e con la piazza in questa medesima terra unitamente con li qui a basso descritti dei corpi di terreni alla medesima taverna assegnati per dote e per uso di campo ..."

Altro riferimento alla Taverna risale al 1745, nel libro IV di Francesco Maria Pratilli, intitolato "Della Via Appia Riconosciuta e descritta da Roma a Brindisi". La Taverna di Montechiovo è riportata tra Buonalbergo e Casalbore lungo la via che da Benevento conduceva a Troia (Aecae). Va osservato, in proposito, che, sebbene il Pratilli commetta alcune imprecisioni di carattere topografico, il fatto che lòa Taverna sia riportata come unico elemento degno di nota tra Buonalbergo e Casalbore attesta non solo la sua esistenza antecedente al 1745 ma anche la sua fama.

Informazioni prese da: La tutela dei Tratturi, il caso della Taverna di Montechiodo di M. T. Iaquinta

La bibliografia completa sarà inserita alla fine .

Fine prima parte. Continua.