RESISTERE ED ESISTERE
Sabato 22 Luglio 2006In un paesino vicino al nostro, un giorno, la gente decise che era arrivato il momento di cambiare. Non si sapeva bene cosa, bisognava cambiare.
Molti, tra quelli che si proponevano per realizzare questi cambiamenti, la pensavano ognuno in maniera diversa dall’altro; insomma un poco di confusione c’era.
Una cosa era certa a tutti: bisognava vincere! A qualunque costo!
E vinsero.
Sulla generosità dei vincitori sui vinti sono stati scritti dei trattati e forse è superfluo scomodarli, ma sulla generosità dei nostri vincitori rispetto a se stessi e rispetto ai vinti è certamente inutile scomodare la storia o altro perché è una generosità classica, conosciuta, scontata: tutto a chi ha vinto e meno che niente a chi non ha vinto.
Prima di tutto fare qualcosa di nuovo, e per farlo bisogna recuperare fondi, bisogna cominciare a recuperare, ad esempio, le spese superflue; quindi si va un poco a guardarsi le carte, le bollette, le autorizzazioni; si osservano e analizzano le associazioni, i gruppi e i singoli che operano in paese sia nel privato che nel cosiddetto e abusato sociale e le diverse attività .
I gruppi o i privati che danno lavoro, già prima, si erano uniti ed avevano così già garantito, innanzitutto a se stessi, la vittoria ma, per una maggiore sicurezza, avevano permesso, anzi, favorito che ad essi si unissero i gruppi che in genere controllano quelli cha danno lavoro.
Un capolavoro di organizzazione!
I precedenti rapporti con questi, per il momento, non dovevano nemmeno essere messi in discussione: si dovevano solo agevolare, semplificare, trasformare in amichevole disponibilità e utilizzare quanto di organizzato già c’era.
Tra i gruppi ce n’era uno nato circa vent’anni prima, che faceva teatro e si occupava della conservazione e diffusione delle tradizioni popolari, dei canti, delle storie eccetera, e che non aveva mai preso attivamente parte alle competizioni elettorali. Era stato costituito al di fuori delle organizzazioni legate o vicine ad Amministrazioni di vario tipo e di vario colore, proprio per avere una autonomia di operatività ed una indipendenza dalla politica.
Anzi.
I risultati del lavoro del Gruppo teatrale di Buonalbergo, erano stati sempre messi a disposizione di tutti e di tutte le altre associazioni esistenti sul territorio. I Presepi viventi rappresentati negli ultimi anni, sono solo la punta di un iceberg, che lo dimostrano.
Anche tutte le strutture del gruppo sono sempre state messe a disposizione di tutti. Dal palco alle pedane, dalle luci agli impianti per la voce.
Anche la sede, una chiesa che il Parroco aveva dato in gestione al Gruppo Teatrale, trasformata in un piccolo teatro con tutti gli annessi (palco, luci, sedie, impianti ecc.), era stata sempre messa a disposizione di tutti.
Il Vescovo, nella sua ultima Visita Pastorale, aveva confermato con entusiasmo ed apprezzamento l’utilizzo della chiesa ed incentivato il Gruppo a continuare l’attività e a non fermarsi davanti a nessuna difficoltà .
Ma il gruppo non era al servizio esclusivo del potere di turno e i singoli componenti avevano comunque le loro idee e capacità di osservazione e deduzione. Sono cose comuni a tutti gli esseri viventi, nulla di speciale.
E quella volta, da persone della società civile, non come Gruppo di teatro, avevano voluto conservare la loro identità di giovani; non calcolatori, non politici, non organizzati, senza scuole di partito ed avevano scelto di non seguire improvvisi e non comprensibili cambiamenti di rotta.
L’osservazione e l’analisi, quindi, di questo Gruppo, da parte dei vincitori, portarono alla conclusione che, il Gruppo teatrale non serviva a questa comunità ; che era più un giocattolo privato di alcuni pseudointellettuali; che era una casta non aperta a tutti; anzi, per meglio dire, era un covo di non si sa che cosa; quindi andavano eliminati dalla propria considerazione e andava costruito altro che avesse potuto portare veramente qualcosa di importante al paese.
Tra le carte si trovarono le bollette della luce, del gas e dell’acqua.
Prima operazione: eliminare le spese superflue. Comunicazione immediata al Gruppo che i vincitori non ritenevano di poter pagare queste spese e che sarebbe stato disposto immediatamente il distacco del servizio della luce, dell’acqua e del gas.
Detto e fatto.
La notizia non raggiunse immediatamente tutti quelli che avevano beneficiato dei servizi del Gruppo del teatro, quindi non vi furono reazioni da parte di nessuno.
Solo il tempo avrebbe potuto dare qualche risposta. Si trattava di aspettare.
Di esistere e resistere.
Da Buonalbergo nel giorno 22 del mese di luglio dell’anno 2006.
Fernandino Iorio