Le scritte sui muri.
Lunedì 14 Gennaio 2008A Buonalbergo il nuovo anno ha fatto trovare su alcuni muri del paese grandi scritte con la bomboletta spray. Non sono scritte che inneggiano alla locale squadra di calcio, né simpatici sfottò a rioni o fazioni, sono delle scritte contro persone e contro l’Amministrazione.
Credo che su questo fatto bisogna esprimere la propria opinione perché è un fatto abbastanza grave, che riguarda tutti, nei confronti del quale non si deve nascondere la testa nella sabbia e dire: Io non ho visto.
Io sono contrario a queste scritte.
Quella davanti al Comune, mi ha provocato un senso di malessere ed un sottile, incombente timore; sembra una scritta di partigiani contro un regime, perché dà l’idea che è l’unico mezzo per esprimersi, che non si può parlare senza averne ritorsioni, che non c’è più niente da fare, che non c’è libertà, invece non è così!
E’ vero che da noi manca l’informazione, manca una vera discussione sulle cose pubbliche ma se è così è anche perché noi, da sempre, deleghiamo ad altri le nostre scelte senza assumerci alcuna responsabilità. So che esprimere delle opinioni o la propria confusione rispetto alla politica paesana e anche nazionale, può costar caro, e lo so bene. Ma quando si sente una reazione emotiva rispetto a fatti che accadono e si vuole dire qualcosa bisogna farlo, nei luoghi giusti, con modi opportuni, senza violenza di nessun tipo, anche se si è sconfitti, isolati, allontanati. Confrontare le proprie opinioni significa crescere; anche cambiarle significa crescere.
E’ anche vero che questo episodio, considerato insieme ad altri, esprime un disagio reale e rappresenta un clima avvelenato che nessuno sa come risolvere. E’ necessario porsi delle domande e tentare di proporre delle soluzioni. E’ necessario mettersi in discussione per dare un segnale che si è capito che la situazione è delicata e merita una analisi seria.
La scritta sul muro di fronte al Cimitero, antica come il mondo, non è giusta e anch’essa provoca malessere, specialmente a chi ha figli, ma non solo. Una scritta così finisce solo per offendere una giovane ragazza nel suo intimo, una ragazza che ha fatto delle scelte e che non merita questo dileggio. Si parli del suo operato, si discutano le sue scelte, ma sempre apertamente, a viso scoperto.
A proposito di scritte sui muri, mi è tornato in mente un brano di Italo Calvino, ultimamente molto citato nel nostro Blog, di cui riporto qualche passo:
La città scritta: epigrafi e graffiti.
…due visioni contrapposte ci vengono offerte da Armando Petrucci ad apertura d’un suo saggio: La scrittura fra ideologia e rappresentazione …che si chiude su questa invasione scrittoria che è la presa di parola da parte dei giovani e degli esclusi …( ). In questa giungla grafica egli riconosce una volontà d’affermazione della scrittura come elemento significante e come prodotto creativo nello spazio urbano. Il che non impedisce di registrare anche la degradazione di queste spinte, testimoniata dalle scritte prive d’ogni spirito se non d’una informe e stracca arroganza che occupano oggi così frequentemente le superfici murali delle città italiane.
…Petrucci insegue un ideale di “città scritta”, di luogo saturo di messaggi …Ora è proprio questo ideale che io non condivido. La parola sui muri è una parola imposta dalla volontà di qualcuno, si situi egli in alto o in basso, imposta allo sguardo di tutti gli altri che non possono fare a meno di vederla o recepirla. La città è sempre trasmissione di messaggi, è sempre discorso, ma altro è se questo discorso devi interpretarlo tu, tradurlo tu in pensieri e in parole, altro se queste parole ti sono imposte senza via di scampo …parole che ti piombano addosso in un momento in cui tu non hai scelto: e questa è aggressione, è arbitrio, è violenza.
… La parola scritta non è imposizione quando ti arriva attraverso un libro o un giornale perché … presuppone una disponibilità, un consenso all’ascolto espresso nell’acquistare o soltanto nell’aprire quel libro o quel giornale. Ma se t’arriva da un muro senza possibilità d’evitarla è una sopraffazione in ogni caso.
…
Questo mio discorso non vale per le scritte di protesta sotto i regimi di oppressione, perché lì è l’assenza della parola libera l’elemento dominante anche nell’aspetto visivo delle città e lo scrivente clandestino colma questo silenzio a tutto suo rischio, e anche il leggerlo è in qualche misura un rischio, e impone una scelta morale. ( ) … eccezioni … i casi in cui la scritta è spiritosa … poetica …( ).
Collezione di sabbia, I. Calvino, 1994
Chi volesse in lettura il libro, è nella nostra biblioteca, Se ne può fare richiesta per E-mail oppure telefonando al 3286637968.
Un saluto a tutti,
Fernandino Iorio.