Sabato 15 Aprile 2006

Ore 17.30

Auditorium Chiesa de lo Carmine

Buonalbergo

 

IL MISTERO DELLA SINDONE

 

Storia di una questione religiosa rivelata attraverso la scienza

a cura di Lodovico Scocca

Organizzazione a cura del Gruppo Teatrale di Buonalbergo

 
 
 
 

La Chiesa Matrice di Buonalbergo ospita, grazie all'interessamento del Parroco don Luigi Verzaro, una copia anastatica del telo sindonico, a grandezza naturale.

Questa sera, nella Chiesa del Carmine, a Buonalbergo, la visione del telo sarà accompagnata da proiezioni riportanti particolari ingranditi dell'impronta, notizie e dati scientifici. Ciò consentirà a tutti di accostarsi alle problematiche che, da un secolo a questa parte, circondano quel misterioso oggetto conosciuto come la Sindone di Torino, che, secondo la tradizione, potrebbe essere il lenzuolo che ha avvolto il corpo di Gesù Cristo, morto crocifisso. Questa tradizione è confortata da numerosi studi scientifici e nuove scoperte archeologiche e da traduzioni di antichi testi. Essa è risultata fortemente contrastata da una radiodatazione con il metodo del carbonio 14 che ha assegnato al reperto un'età da collocarsi intorno al 1300 circa, radiodatazione che, a sua volta, è stata assoggettata a critiche da parte di altri scienziati.

Che cos'è

E' un telo di lino, lungo metri 4.42 e largo metri 1.13 conservato nel Duomo di Torino.

Il reperto era fissato su un supporto di tela d'Olanda ma recentemente (giugno/luglio 2002) tale supporto è stato rimosso per un necessario restauro che ha consentito anche la rimozione delle toppe e del recupero di alcuni centimetri in lunghezza ed in larghezza come conseguenza della stiratura delle numerose pieghe preesistenti.

Il telo presenta macchie di tre ordini e tipi:

A-Un'evanescente impronta di corpo umano in figura frontale alla sinistra di chi guarda ed in figura dorsale alla destra;

B-Tracce di bruciature con parte del tessuto distrutto e con larghi aloni causati dall'acqua utilizzata per spegnere l'incendio che, a suo tempo, ha danneggiato il telo;

C-Macchie di sangue (sangue umano del gruppo AB).

Che cosa non é

L'impronta dell'Uomo della Sindone non è un disegno, non è un dipinto, non è un decalco, non è il risultato di uno stampo di metallo caldo: su di essa non vi sono tracce di pigmenti di colore o residui alcuni di colle o comunque macchie definite ed estese agli strati inferiori delle fibrille di lino.

Cosa potrebbe essere

Potrebbe essere l'opera di un abile e geniale falsario medievale che abbia voluto far credere che in quella stoffa è stato avvolto Gesù di Nazareth oppure potrebbe essere l'autentico lino acquistato da Giuseppe di Arimatea per avvolgere il corpo del Crocifisso di cui parlano i Vangeli.

L'interesse scientifico

Mai la scienza si era interessata al reperto sino al 1898 quando un fotografo dilettante, l'avvocanto Secondo Pia, ottenne di poter fotografare la Sindone e dalle vaschette delle soluzioni di sviluppo, sulle lastre fotografiche, apparvero delle immagini in positivo e non già in negativo: si constatava che l'impronta sindonica è un perfetto negativo fotografico.

Sono state accertate

- La presenza di pollini diversi di piante presenti in Medio Oriente, nelle Isole greche e nel Mediterraneo, in Francia ed in Piemonte (alcuni pollini di piante non più viventi si è scoperto che sono riferibili a piante presenti nella Palestina dei tempi di Gesù - vedi i ritrovamenti degli stessi pollini nelle sedimentazioni del Mar Morto).

- La presenza di sangue umano del tipo AB, nonché sangue cadaverico in corrispondenza delle ferite del costato, cadaverico perché sangue già separato nella sua componente corpuscolare (globuli) e sierosa (e tanto in perfetta sintonia con quel "sangue ed acqua" che leggiamo nel Vangelo).

- La presenza di segni sulle orbite che riconducono ad antiche monete correnti in Palestina ai tempi del governatore Pilato. Secondo antiche usanze, le monete erano il prezzo che il defunto pagava per il transito per l'al di là.

- La presenza di tracce di aloe e mirra.

- La presenza di residui di terriccio e di aragonite, tipico minerale della zona di Gerusalemme, rinvenuti in corrispondenza delle ginocchia e del viso (effetto delle cadute del condannato che, carico del legno della croce, cadeva senza potersi difendere).

- La presenza di ferite e microferite riconducibili a coronazioni di spine ed a fustigazione con flagello taxillato.

- La presenza di abrasioni ed escoriazioni sulle spalle in corrispondenza del luogo dove presumibilmente poggiava il patibulum, il braccio orizzontale della croce.

Mentre tutto quanto precedentemente esposto conduce all'unica possibile conclusione e cioè che la Sindone di Torino, non può non essere il lenzuolo di Cristo, nel 1988 la datazione di tre frammenti della Sindone, effettuata con il metodo del carbonio 14, ha attribuito al reperto una possibile origine tra il 1260 e il 1390. I mass media gridarono a gran voce al falso.

La radiodatazione di un reperto di origine organica consiste nella misurazione della quantità residua di carbonio radioattivo, il cosidetto carbonio 14, poiché è noto che ogni organismo vivente, vegetale o animale che sia, ha in sé una quantità costante di carbonio 14 che si dimezza in tempo scientificamente noto, ma che si reintegra attraverso il ciclo dell'alimentazione con il carbonio presente nell'atmosfera. Questa integrazione si esaurisce con il venir meno della vita e pertanto, è possibile stabilire da quanto tempo quel determinato reperto organico ha smesso di essere vivente. Si è potuto (o meglio si è creduto di poter) stabilire quanto tempo è trascorso da quando quella tela di lino ha smesso di essere pianta di lino.

Successivi studi hanno consentito di accertare che i frammenti esaminati erano gravemente inquinati da manipolazioni e dalla stessa frequente esposizione in ambienti pieni di fumi di candele (esperimenti effettuati da Leoncio Garza Valdès); che l'ambiente estremamente surriscaldato in cui si è venuta a trovare la teca che conteneva il lenzuolo nel corso dell'incendio di Chambery con la stessa presenza di fumi d'argento fuso, ha potuto trasformare alcuni isotopi di carbonio 12 in carbonio 14, con ciò ringiovanendo il lino (esperimento del russo Dmitri Kouznetsov). D'altra parte sono noti casi di radiodatazione assolutamente fallaci come quello di un corno vichingo che risulterebbe del 2006 e quello delle bende di una mummia che risulterebbero di ben 1000 anni più giovani delle ossa della mummia stessa. Ma a questa constatazioni, la stampa, chissà perché, ha evitato di dare rilevanza.

La possibile verità

E' affascinante, invece, pensare che in quel lenzuolo, all'alba di quel terzo giorno, si è verificato un fenomeno che la scienza attuale ancora non può spiegare: un fenomeno di perdita di materia da parte di un corpo, un fenomeno di smaterializzazione durante il quale quelle particelle di base della materia stessa (protoni, elettroni e neutroni) si siano liberate, con ciò annullando la stessa materialità del corpo avvolto in quella Sindone. E' dimostrato che il carbonio 12, se sottoposto a un bombardamento di protoni, si trasforma in parte in carbonio 14 ed è anche certo che la natura di quell'immagine è una forma di ossidazione delle fibrille superficiali del filato ritorto del lino, senza nessuna estensione alla fibrille sottostanti, cosa che può essere avvenuta solo con un fenomeno di irraggiamento (da bombardamento di elettroni)? E tanto perché l'immagine è frutto di una proiezione ortogonale e non già di contatto con un corpo surriscaldato.

Ma allora quella impronta, quella figura dorso - frontale, quel volto così maestosamente sereno, non è il testimone di una morte ma forse è la vera, autentica, affascinante, scorcertante prova della Resurrezione.

Nell'anno trenta circa dell'età cristiana Gesù di Nazareth fu flagellato, coronato di spine, crocifissoe, a morte avvenuta, trafitto da una lancia, deposto dalla croce, avvolto in un telo di lino e deposto nel sepolcro. In quel sepolcro all'alba del terzo giorno il corpo del crocifisso era scomparso mentre le «bende» furono trovate afflosciate per terra. Questa la narrazione dei Vangeli. Ma se quelle bende portavano impresse la figura dell'Uomo che vi era stato avvolto, perché di esse si perse subito traccia e la Sindone che noi oggi conosciamo compare inaspettatamente soltanto nel XIV secolo a Lirey, in Francia? Quei lini che avevano avuto contatto con un cadavere e, come tali, considerati immondi, erano da distruggere con il fuoco secondo la legge ebraica del tempo. Questa considerazione forse spiega perché Pietro e Giovanni, i due apostoli che avevano visto e creduto, non poterono né distruggere quella straordinaria immagine in osservanza della legge, né mostrarla e conservarla lecitamente a conoscenza di tutti. Trascorrono ben tredici secoli durante i quali si hanno notizie e tracce storiche di una «immagine non fatta da mani di uomo» che viene occasionalemente esposta alla venerazione nella città di Edessa (oggi Urfa, in Turchia), a Costantinopoli ed in altri luoghi. Nasce la leggenda della Veronica, la donna che, lungo il Calvario, asciugò il volto sanguinante del Cristo con un velo su cui restò impressa l'immagine del volto del condannato alla croce. Ma «Veronica» non è altro che la trasformazione del binomio «vera icona» e quel velo non era altro ke la Sindone ripiegata in maniera tale da lasciare visibile il solo volto della figura umana su di essa impressa in maniera misteriosa. Quando poi, a seguito delle Crociate, dalla famiglia De Charny viene concessa ai canonici della Chiesa Lirey in Francia, la Sindone, come oggi la conosciamo, fu considerata una Sacra Reliquia, oggetto si di devozione popolare, ma nessuno si pose mai il problema della sua autenticità: erano passati molti secoli ed in fatto di reliquie, in quei tempi, non si andava tanto per il sottile. Il sacro telo venne poi in possesso della famiglia Savoia che prima lo conservò a Chambrey, dove la notte fra il 3 e il 4 dicembre 1532, un furioso incendio in parte lo distrusse, e poi lo trasferì a Torino dove ancora è conservato (oggi il prezioso reperto è proprietà della Santa Sede a cui il Re Umberto per testamento l'ha donato). Giovanni Paolo II lo ha poi lasciato in eredità alla città di Torino.

(Si ringrazia per le notizie sulla Sindone il Dott. Pasquale Foschini)