VIRGINIA TOMESCU SCROCCO
Pittrice (1886-1950)
… “L’arte riempie la mia esistenza d’un incanto ineffabile … per abituarsi ad osservare la natura occorre una lunga educazione dell’occhio: solo dopo molto studio si arriva a percepire le infinite finezze del plein air, molto diverse dalla durezza di contorni che si osserva in un ambiente chiuso.” …
La vita e altro.
Da appunti, documenti e colloqui con Marisa Scrocco, figlia di Virginia,
raccolti da Mirella Bocchicchio
Virginia Tomescu nasce a Bucarest nel 1886 e molto presto inizia la sua educazione
artistica in Romania.
All’età di diciassette anni si reca a Parigi per iscriversi all’Accademia
d’Arte Julien.
L’Impressionismo, il Pointillisme (la scomposizione cromatica), il Divisionismo
profondamente sulla sua impostazione di pittrice.
Durante un viaggio in Italia con la madre, rimane talmente affascinata dalla
bellezza del paese e dall’enorme ricchezza della sua arte (come annota
nei suoi scritti) che decide di trasferirsi all’Accademia delle Belle
Arti di Roma per proseguire gli studi e maturare le sue scelte artistiche.
Le tecniche acquisite nel periodo parigino sono solo apprendistato; la sua
predisposizione personale è quella verso la solarità, la comunicazione
pittorica tradizionale.
E’ tra gli anni venti e trenta che la pittrice raggiunge l’apice
espressivo e predilige il plein air alla ricerca in studio o al genere commerciale.
Lavora nello studio del pittore Cesare Maccari, impegnato nella decorazione
della cupola del Santuario di Loreto.
Viene inviata in Spagna dal Governo rumeno per eseguire copie di Velasquez
da destinare a Istituti e Gallerie della Romania.
Partecipa alle mostre collettive “Secessione” del 1913 e 1915
e quelle annuali delle Società Amatori e Cultori del 1916, 1917, 1918
ed altre collettive e personali a Roma, Milano, Torino, Genova.
Nel 1915 sposa il dottor Amedeo e aggiunge alla sua firma il cognome Scrocco,
rendendo definitiva la scelta di essere anche italiana. Si stabilisce a Tivoli
dove nascono i suoi figli Eolo e Marisa.
Negli anni venti porta in Romania i risultati del suo intenso lavoro di ricerca;
nel 1929 la Regina Maria di Romania la invita a decorare il suo castello in
Transilvania.
Nel 1930 e nel 1934 espone ancora a Roma.
Dal 1937 sono frequenti i soggiorni a Buonalbergo nella casa paterna del marito.
Sensibile al fascino di un mondo contadino ancora arcaico, si dedica allo
studio della vita nei campi e degli animali: appartengono a tale periodo alcune
grandi tele decorative di soggetto agreste che ornano le pareti della sua
casa.
La sua attività si interrompe per malattia. Nel 1950 muore a Roma e
torna qui a Buonalbergo per sempre.
… “ All’aria aperta la luce diffusa fa perdere quasi, a grande distanza, i contorni degli oggetti che restano solo accennati da macchie di colore, così che la pittura manca di particolari e di quel finito che tanto piace ai profani” …
Tutta l'opera di Virginia Tomescu Scrocco è stata donata dai figli Eolo e Marisa, al Museo del Sannio di Benevento. Una sala è stata dedicata esclusivamente alla nostra pittrice.
In alcune sale della Rocca dei Rettori, in Benevento, sede della Provincia, sono esposti altre opere della Tomescu.
Una mostra, tenuta sempre nella Rocca dei Rettori, e organizzata da Ferdinando Creta, ha sancito la donazione.
La mostra è stata poi portata alla Reggia di Caserta e in Bulgaria, patria di Virginia. Oggi è tutta presso il Museo del Sannio di Benevento.
Dai ricordi di Marisa Scrocco in "Un paese così"
“ In questo piccolo universo rurale … ricordo con quanto entusiasmo
noi ragazzi si saltasse sui carri tirati dai buoi, quando qualche massaro
compiacente ci faceva salire, e come diventavamo attenti e disponibili se
ci facevano partecipare alla scognatura.
Allora si trebbiava senza macchine: i buoi trascinavano per intere giornate
una grossa pietra sopra le fascine di grano sparse sull’aia (lo tufo.
n.d.r.) …
Mia madre era spessissimo presente con la sua cassetta e i suoi pennelli.
Tra mia madre e queste persone si era creata una commovente intimità
costruita su una cordiale, reciproca attenzione e un profondo rispetto.
Lei si informava con grande sollecitudine del loro lavoro che poi, con amore,
riproduceva sui suoi cartoni, appartandosi tranquilla in un angolo, sotto
un largo cappello di paglia.
Loro sentivano il calore di quella partecipazione ed erano incantati dalle
sue pennellate veloci che, con pochi tratti, evocavano dal nulla le loro piccole
figure disperse sull’aia, la casa, i buoi, il grande albero sotto il
quale consumavano la parca colazione.
Mentre lei dipingeva, rispettavano il suo silenzio e il suo isolamento. Solo
a metà mattina si avvicinavano per sbirciare il suo lavoro e per offrirle,
con grande garbo e rispetto, le cose che avevano: lei gradiva, sorridendo,
un bicchiere di latte ancora caldo di mungitura e della frutta.
Solo più tardi ho capito appieno l’infinita delicatezza di quella
reciproca intesa.”
Buonalbergo: un panorama, un amore, una pittrice
di Antonio Scocca
Le cose che rievoca la memoria sono spesso più belle di quanto lo
furono in realtà.
Persone, amori, episodi di varia natura vengono conservati in maniera epurata
di ogni fatto negativo, sia perché siamo portati ad immagazzinare nei
nostri ricordi, credo in maniera inconscia, soltatnto la parte migliore di
tanti eventi che hanno segnato la nostra vita, sia perché è
molto facile dimenticare fatti e cose che per qualche motivo ci fecero intimamente
soffrire. Ecco perché restiamo affascinati nell’ascoltare gli
anziani quando ci raccontano fatti del loro tempo e tutto ci sembra più
bello della realtà nella quale viviamo.
Ma di tanto in tanto si creano dei mometi nei quali i ricordi si fondono con
il presente ed allora il mondo diventa veramente più bello e la vita
più degna di essere vissuta.
Uno do questi momenti magici lo possiamo vivere visitando la mostra dedicata
a Virginia Tomescu Scrocco.
La grandezza dell’arte della pittrice, i colori delle sue tele ammaliano
chi le guarda e le sensazioni sovrappongono, in un quadro bellissimo, colori
del presente a quelli del passato, in una composizione cromatica meravigliosa.
Grandezza dell’animo umano che riesce a portare nel presente i sentimenti,
il carattere, la vita stessa di un artista, attraverso la interpretazione
critica delle sue opere.
Grandezza della memoria che riesce a far rivivere nella mente il volto stesso,
gli atteggiamenti, le emozioni, gli affetti di un apersona attraverso i ricordi
dei suoi cari. Infatti l’affettività è di fondamentale
importanza nella memoria, sia nella fase della memorizzazione che in quella
della rievocazione ed emotivamente ho partecipato anch’io alla commozione
del professor Eolo quando, tempo fa, evocava dalla sua memoria “i tempi
lontani” della seconda metà degli anni trenta, quando insieme
alla madre ed alla sorella Marisa, cominciarono a venire, per tre mesi d’estate,
a Buonalbergo, nella casa che il padre aveva accomodato dopo il terremoto
del 1930.
Era la fine di giugno quando giunsero per la prima volta dalla stazione alla
Votatòra de Mucciacciàro ed è facile per la nostra fantasia
immaginare lo spettacolo stupendo del paese, così come si presentò
ai loro occhi:
…“ aggrappato alla montagna rocciosa, delimitato in basso a levante dall’aspra, profonda gola di un torrente, dolce e mollemente aperto a ponente, piccolo ma molto suggestivo” …
E i ricordi del passato, magicamente si fondono col tempo presente, perché il fascino del panorama ammirato dalla Tomescu è rimasto intatto da allora fino ad oggi ed ognuno che arriva per la prima volta dalla Votatòra è tentato di ..
..” fermarsi un momento per ammirare quei grandi roccioni che, dal profondo del Rulo de l’Infierno, salgono per una cinquantina di metri fino sorpassare il livello stradale e, insieme ad altre rocce, costringono il torrentello in un’orrida ma bella strettoia, formando una leggiadra cascatella” …
proprio come fece la nostra pittrice al suo primo arrivo.
E che dire della …
…” bellezzadella valle del torrente S. Spirito che, selvaggia e stretta verso Monte Chiodi, si va via via allargando dietro la piccola altura che contiene le rovine del Castello di Boemondo, mostrando un dolce paesaggio, delimitato dalle amene colline di Montecalvo e Corsano, fino alle lontane montagne dell’Irpinia,” … ?
Un panorama ed un paese che ti accolgono in un abbraccio caloroso, fatto
di mille colori e di sincera ospitalità.
La Tomescu, grazie alla sua sensibilità di artista, si abbandonò
subito in questo abbraccio, fatto del verde dei boschi, del giallo delle ginestre
e delle restocce , del grigio delle rocce e delle pietre, nelle infinite sfumature
che solo il suo occhio esercitato sapeva apprezzare e che ritroviamo in molti
suoi quadri, nonché della cordialità e dell’affetto di
tutti i parenti del marito e di tanti amici di famiglia: Ciriachino ed Ersilia
Morelli, i De Juliis, gli Angelici, i Corbo, i Perrelli, i Petroccione e tanti
anonimi agricoltori.
Intanto, mentre mi tornano agli occhi il gentile volto ed i bei capelli castano
dorato impressi nel suo autoritratto, sento le stesse oparole che il figlio
le sentì sommessamente pronunciare:
“Sento che farò proprio un bel lavoro in questo paese!”
E pur essendo nato nella seconda metà degli anni trenta e non avendo perciò conosciuto personalmente la Tomescu, la rivedo anch’io mentre, carica del suo piccolo cavalletto da campo, della cassetta da pittore, con un latgo cappello di paglia sulla testa, si avviava per le campagne di Buonalbergo, alla scoperta ed alla ricerca di tutti gli aspetti della vita di campagna: l’aratura, la falciatura, la trebbiatura con i buoi, la siesta, motivo per il quale andava spesso a scovare i buoi nelle stalle e le pecore nei campi di pascolo.
I suoi itinerari preferiti erano i campi dei Farina, giù alla Fiumara, l’aia dei Lauro, sita nella parte alte della contrada Pesconfreda o la masseria di Mainolfi o, anche, la Piane delle Pere:
E Buonalbergo pertanto, fra le tante cose di cui in futuro potrà vantarsi,
può già menare vanto di avere ispirato, con la sua bellezza
ed ospitalità, una grande artista.
Infatti nell’immaginazione creativa della Tomescu si combinano e si
trasformano, in alcune sue opere, la luminosità della campagna, le
messi di grano e l’incanto dei luoghi buonalberghesi, filtrati attraverso
la sua fortissima personalità,la sua innata tenacia artistica, la sua
grande energia sul lavoro ed il suo carattere mite.
In questa sua attività creativa ella trasformava in grandi quadri i
bozzetti che faceva all’aria aperta, cercando di cogliere le infinite
sfumature che la piena luce solare e i riflessi degli oggetti circostanti
producevano sui soggetti dei suoi quadri,
Virginia Tomescu si tuffava nell’infinito della sua arte oltre che da
una siepe, come il Leopardi, anche dall’interno di una grande veranda,
aggiunta dal marito alla vecchia costruzione di famiglia, nella quale lei
inserì il suo studio di pittrice.
Con il nostro paese il suo fu un amore a prima vista, subito ricambiato, proprio
così come era avvenuto col futuro marito, dottor Amedeo Scrocco, conosciuto
ed amato all’ombra del Vesuvio.
All’epoca la pietra delle case, invecchiata dagli anni, dva al panorama
un caldo sapore di antico e di familiare; le gente era felice e si accontentava
di poco: un po’ di fuoco per riscaldare ed illuminare le lunghe sere
d’inverno, un tozzo di pane giallo da mangiare ed un tetto o un pagliaio
per dormire. Niente radio, niente televisione, e per andare alla stazione
unico mezzo era la famosa carrozzella di Giovannei, quella della quale si
servì la Tomescu per salire verso il paese.
Dolce malinconia dei tempi passati che porta al cuore gioia e tristezza insieme
per il ricordo degli affetti perduti.
Ed ora ad accogliere i nuovi arrivati, oltre allo stesso incantevole panorama,
ci sarà, al di là del ponte sul torrente S. Spirito, una gentile
signora, Virginia Tomescu Scrocco, la “nostra” indimenticabile
pittrice.
